Un museo che non è solo un luogo, ma un viaggio nel cuore pulsante di una comunità e del suo legame profondo con la terra e la pietra. L’Ecomuseo della Pietra Leccese e delle Argille nasce negli anni ’90 per raccontare la storia unica delle cave intorno a Cursi, un paesaggio modellato dal lavoro paziente e faticoso dei cavamonti, che per generazioni hanno scavato questa terra con dedizione e fatica.
Più di una semplice esposizione, questo museo è un vero e proprio progetto di rigenerazione culturale e partecipativa, voluto dall’Amministrazione Comunale e oggi riconosciuto ufficialmente dalla Regione Puglia. Qui la pietra leccese non è solo materiale da lavorare: è memoria, identità e narrazione viva di un territorio, delle famiglie che vi hanno vissuto, delle storie di vita, di lavoro e anche di sacrificio.
L’Ecomuseo si propone di:
- Tutela e valorizzazione delle tecniche di estrazione e lavorazione della pietra, ma anche del paesaggio naturale e delle architetture rurali e medievali che punteggiano il territorio.
- Raccolta e narrazione delle storie degli abitanti attraverso una mappa di comunità, costruita partecipando attivamente con chi vive e ama queste terre.
- Riflettere sul rapporto uomo-territorio, trasformando le cave da semplici luoghi di lavoro in spazi carichi di cultura, memoria e nuove identità.
Le iniziative promosse all’interno di Palazzo De Donno sono tante e coinvolgono la comunità e i visitatori con:
- Percorsi ecomuseali per scoprire il patrimonio locale, anche con uno sguardo al turismo sostenibile.
- Progetti partecipativi per costruire una mappa collettiva che racconti il territorio attraverso gli occhi di chi lo abita.
- Attività educative e formative per scuole, giovani e adulti.
- Collaborazioni e scambi con realtà locali, nazionali e internazionali per far crescere la rete culturale e sociale del territorio.
Un museo vivo, che guarda al passato ma costruisce futuro, trasformando le cave di pietra leccese in un luogo dove la cultura incontra la comunità, tra storie, paesaggi e bellezza.
