Fondato nel 1982 dall’artista e docente Rocco Coronese, il Museo del Manifesto nacque per valorizzare il manifesto come forma d’arte completa: grafica, cultura, comunicazione visiva. Unico nel Sud Italia, raccoglieva centinaia di migliaia di affiche su cinema, teatro, pubblicità, politica e turismo.
Il museo trovò sede stabile nel Palazzo Ferrari a Parabita, grazie a un accordo col Comune nel 2002, quando fu inaugurata la mostra tematica “L’Arte nei Manifesti”. L’idea era quella di un luogo vivo, aperto e dinamico: un centro culturale che includesse esposizioni, incontri, seminari e attività rivolte in particolare alle scuole e comunità locali.
La collezione, che arrivò a superare le 70 000 manifesti, comprende opere di autori come Matisse, Picasso, Mirò, Steinlein e Depero, coprendo vari decenni—dagli anni ’50 ai ’90.
Purtroppo, a causa di problemi logistici e la chiusura di Palazzo Ferrari, le attività museali furono sospese nei tardi anni ‘80. Oggi il museo è ufficialmente chiuso per lavori di restauro, mentre una parte consistente della raccolta giace ancora non esposta, custodita dagli eredi di Coronese.
Perché visitarlo (o ricordarlo)?
- È stato un faro per la grafica visiva e la cultura del manifesto in Italia meridionale.
- Il progetto incarnava un modo innovativo di coniugare arte, didattica e territorio.
- La collezione è una testimonianza viva del design visivo e della comunicazione popolare del Novecento.
Il Museo del Manifesto era un palcoscenico silenzioso dove immagini e grafismi parlavano d’intere epoche. Fondata da un visionario, divenne un laboratorio visivo, un ponte tra arte e comunicazione. Oggi resta un ricordo poetico di una meravigliosa utopia visiva: un invito a ripensare il valore della grafica che ha raccontato sogni, ideali, storie di massa.
